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Data outsourcing/Strategie
In Italia, la diffidenza penalizza l'adozione dell'outsourcing
Anche se per motivi non sempre allineati, società come iGuzzini, Ups e Velux esprimono pareri negativi nei confronti dell’esternalizzazione dell’infrastruttura tecnologica. Unica voce fuori dal coro quella dell’azienda vinicola Piccini, che sta valutando l’opportunità.
Pietro Gabriele
13 Luglio 2004

Posto che, per bocca di vendor, società di consulenza e analisti, di outsourcing in questi ultimi anni si è sentito parlare frequentemente, diventa interessante capire il reale pensiero delle aziende, che spesso hanno potuto dire la loro solamente tramite le cifre e le percentuali di statistiche e sondaggi. Dalle considerazioni di quattro realtà medio-grandi, che non rappresentano un campione esaustivo ma sicuramente danno testimonianza della percezione che si ha dell'outsourcing nel nostro Paese, è emerso un quadro che vede vincere il fronte del no.

Velux (azienda di matrice danese, specializzata nella produzione e commercializzazione di finestre tende e persiane avvolgibili per tetti e mansarde) è, infatti, convinta che l'esternalizzazione non possa garantire la sicurezza dei dati sensibili; oltre a condividere il punto di vista sulla sicurezza, iGuzzini (produttore recanatese di apparecchi di illuminazione per interni ed esterni) rincara la dose e si dice scettica riguardo le performance offerte; pur ritenendo valido questo tipo di servizio, Ups (corriere espresso e fornitore di servizi specializzati di trasporto, logistica, capitale ed e-commerce) considera l'It parte del proprio core business e preferisce continuare a seguire la strada della gestione in house. L'unico spiraglio positivo viene dalla società vinicola Piccini che, fiduciosa in questo paradigma, si sta apprestando a realizzare un progetto di esternalizzazione.

 
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